Archivio giornaliero 24/09/2026

La donna dai capelli rossi

Di: Orhan Pamuk

“Volevo fare lo scrittore. Ma, dopo i fatti che mi accingo a raccontare, sono diventato un geologo e un costruttore”.

È questo l’incipit del romanzo La donna dai capelli rossi di Orhan Pamuk, Premio Nobel per la Letteratura nel 2006.

L’io narrante è Cem, un ragazzo turco di sedici anni, figlio di una famiglia agiata. Suo padre è farmacista, ma anche militante marxista. Viene arrestato e torturato dalla polizia e, in seguito, scompare senza che si sappia con certezza dove sia finito né quale sia stata la sua sorte, lasciando la famiglia in gravi difficoltà economiche.

Per aiutare la madre, Cem va a lavorare in una libreria.

Siamo tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta: la periferia di Istanbul è ancora campagna e, in quella campagna, sopravvivono i pochi rappresentanti di un mestiere antico, quello degli scavatori di pozzi. Cem accetta di lavorare come aiutante di Mahmut Usta («Usta» significa «Mastro»), che deve realizzare un pozzo a Öngören, una cittadina dell’entroterra non lontana da Istanbul.

È molto interessante il modo in cui lo scrittore descrive questo lavoro, portando alla luce la profondità stratificata della crosta terrestre e sottolineando come i tempi geologici riemergano dalla terra sotto forma di fossili, gas e minerali.

L’impresa si rivela più rischiosa del previsto. Nulla garantisce che, anche dopo trenta metri di scavo, si troverà l’acqua, e calarsi in un buco buio e profondo come un palazzo di sei piani non è certo cosa da poco. Nonostante le difficoltà, tra Mahmut e Cem si crea un rapporto simile a quello tra padre e figlio, Mahmut gli racconta storie che affascinano il ragazzo. “Ero affascinato dal fatto che un uomo con la testa da ingegnere quando era alle prese con la gettata di cement, il collegamento della batteria al televisore o il progetto dell’argano, fosse in grado di raccontarmi queste storie come se le avesse vissute in prima persona”

Una sera, dopo una giornata di intenso lavoro, il ragazzo va in città e rimane folgorato da un’attrice che recita in un teatro tenda dove si offrono spettacoli per i militari della caserma del vicino paese. L’incontro con la donna cambierà il corso della sua esistenza: lei è bellissima, ha i capelli rossi come le fiamme e il fascino irresistibile dell’attrice che sul palco sa trasformarsi nell’eroina sensuale e perduta dei poemi. Inizierà a spiarla mentre è in scena, nella casa dove vive col marito e per strada. Fino a quando l’ossessione erotica per questa donna più grande di lui si trasformerà in un’unica, folle, indimenticabile notte di sesso.

Cem non sa che da quel giorno la sua vita cambierà per sempre e che il destino ha già iniziato a tessere la sua complicata, crudelissima, imprevedibile trama.

 Il mattino dopo il ragazzo, ancora assonnato, compie sul lavoro un grave errore in seguito al quale Mahmut rimane in fondo al pozzo. Convinto di aver ucciso l’uomo che lo trattava come un figlio, in preda al panico, Cem se ne torna in fretta a Istanbul, a casa sua.

Nella seconda parte del romanzo ritroviamo Cem, che è tornato a lavorare in libreria e, da semplice commesso, viene nominato direttore. «… il titolare aveva accettato comunque che studiassi geologia: certi ingegneri diventano ottimi romanzieri, mi diceva».

Anni dopo, Cem si laurea in ingegneria mineraria, sposa la donna che ama e diventa un ricchissimo costruttore edile. Nonostante il successo e gli anni trascorsi, non ha dimenticato Mahmut Usta e la donna dai capelli rossi e ha cercato spesso di scoprire, senza successo, che cosa ne sia stato di entrambi.

A questo punto, il romanzo è un susseguirsi di colpi di scena che io non svelerò, ma che sono capaci di togliere il fiato al lettore.

È interessante sottolineare come Orhan Pamuk, attraverso l’ossessione di Cem per due miti fondamentali della storia umana, antitetici ma speculari, legati al rapporto tra padri e figli, svisceri i fondamenti letterari delle civiltà occidentale e orientale, intrecciando l’Edipo Re di Sofocle — il mito occidentale in cui il figlio uccide il padre — e la storia persiana di Rostam e Sohrab, contenuta nello Shahnameh di Firdusi — il mito orientale in cui il padre uccide il figlio.

Infine arriviamo alla terza parte del romanzo. Questa volta è la donna dai capelli rossi a raccontare. Attraverso questo cambio di voce, Pamuk lancia un potente messaggio: la storia non appartiene solo ai padri e ai figli che si contendono il potere e l’autorità, ma anche, e soprattutto, a chi resta, custodisce la memoria, ricompone le fratture e dà un senso profondo all’esistenza.

Non vi racconterò altro, perché rischierei di togliervi il piacere della sorpresa. Posso solo dirvi che, pagina dopo pagina, la storia prende una direzione sempre più imprevedibile e che il finale lascia il lettore con molto su cui riflettere.

Insomma, se amate le storie che sanno appassionare, sorprendere e, allo stesso tempo, lasciare qualche domanda, La donna dai capelli rossi potrebbe essere il libro che fa per voi. Io vi consiglio di leggerlo… e poi magari ne parleremo insieme!