Di: Bacchisio Zizi
Sto seguendo alla LUTE il corso di Storia sarda tenuto dall’eccellente Omar Onnis.
Lunedì scorso, durante la lezione sulla Sardegna dell’Ottocento, Omar Onnis ha parlato della Perfetta Fusione.
Con la mente sono riandata indietro negli anni, a quando, poco più che ventenne, durante l’estate lessi Il ponte di Marreri, romanzo storico di Bachisio Zizi, ambientato a “Orvine” — alias Orune — un paese dell’entroterra sardo, poco prima della Perfetta Fusione del 1848.
È stata quella la prima volta che mi imbattevo nel termine “Perfetta Fusione”.
La “perfetta fusione” fu l’atto con cui la Sardegna rinunciò alle proprie autonomie amministrative e legislative per unirsi agli Stati sabaudi di terraferma (Piemonte, Savoia, Nizza). Questo processo, che segnò la fine del Regnum Sardiniae, non fu il risultato di una consultazione popolare né del consenso dei rappresentanti istituzionali sardi (gli Stamenti), ma l’azione di un gruppo di notabili cagliaritani e sassaresi.
Molti dei sostenitori si resero presto conto dell’errore, parlando di “follia collettiva” e Gianbattista Tuveri descrisse la situazione post-fusione come quella di un’isola trasformata in una “fattoria del Piemonte”.
Ho letto diverse volte Il ponte di Marreri, un romanzo straordinario; e durante il periodo Covid, mentre imparavo a usare il software OBS Studio, ho registrato diversi video, tra questi, anche uno dedicato proprio a Il ponte di Marreri.
Vi invito pertanto ad andare su:
