Cuore di cane

Cuore di cane

Da pochi giorni è entrato a far parte della Biblio-LUTE il romanzo “Cuore di cane” dell’autore russo, di origine ucraina, Michail Bulgakov, gradito dono di Maria, una nostra iscritta.

Mi permetto di raccomandarne la lettura a chi ancora non lo conoscesse: si tratta di un’opera geniale, breve e incisiva, unanimemente considerata un classico della satira mondiale. Con intelligenza e ironia, l’autore offre una riflessione sorprendentemente attuale sulla società e sulla natura umana, rendendo questo piccolo capolavoro una lettura tanto piacevole quanto stimolante.

“Cuore di cane”, è ambientato nella Mosca post-rivoluzionaria, maaffronta, in maniera ironica e a tratti grottesca, temi quanto mai attuali nel mondo di oggi, come il conflitto tra scienza e morale, l’arroganza dell’uomo forte che crede di sapere cosa è meglio per tutti.

Il racconto si apre con il cane randagio Pallino che, affamato e ferito a un fianco da un crudele cuoco che gli ha rovesciato addosso dell’acqua bollente, trova riparo nell’androne di un portone. Pallino riflette sulla sua sorte, e su come i cambiamenti nel tessuto sociale abbiano intaccato anche la sua vita.

La salvezza per Pallino sembra arrivare quando uno scienziato di fama mondiale, Filipp Filipovič, che si dedica allo studio del ringiovanimento dei tessuti umani tramite il trapianto di organi animali, lo vede e decide di condurlo nel suo sontuoso appartamento adibito anche ad ambulatorio e studio medico.

il professor Filippovič, aiutato dal suo assistente, il dottor Bormental’, sostituisce l’ipofisi di Pallino con quello sottratti al cadavere di un ragazzo suonatore di balalaica, propenso all’alcool e ai furti. Questo processo di trasformazione viene annotato, passo a passo, in una cartella clinica, dall’assistente del professore.

Dopo pochi giorni dall’intervento, Pallino inizia a camminare su due zampe, perde la coda, i peli, e acquisisce la parola… ma eredita le informazioni celebrali dell’uomo da cui sono stati prelevati gli organi. Ne risulta una creatura mostruosa, una sorta di “uomo nuovo”, dedito a tutti i piaceri più gretti, rozzo e pericoloso, che usa il turpiloquio e fa strage di gatti. Al buon Pallino si sostituisce il cittadino Poligràf Poligràfovic Pallinov. L’homunculus originatosi dall’esperimento sconvolge la vita dello scienziato e il racconto precipita in un crescendo di episodi grotteschi che vedono come protagonista questa nuova creatura.

Filipp Filipovič si rende conto dell’errore commesso e al suo assistente confida di aver preso una bella cantonata. Peggio di uno studente del terzo anno. “… d’ora in poi avremo sempre questo Pallinov tra i piedi… Ho lavorato sull’ipofisi per cinque lunghi anni. Lei sa il lavoro che ho fatto, vero? … Ma ora mi pongo la domanda: a che pro? Per trasformare un simpaticissimo cane in una schifezza che fa rizzare i capelli?”

Il professore si rende conto di aver cercato di sostituirsi alla natura, di piegarne le leggi e i fini.

Ma tra le righe si legge anche l’attacco alla nuova società sovietica, corrotta, individualista e in mano a burocrati ignoranti, come il “compagno” Schwonder che usa il linguaggio burocratico per esercitare potere, agendo spesso in modo assurdo. Il cane umanizzato non è altro se il fallimentare tentativo dei bolscevichi di creare “l’uomo nuovo”, che invece si rivela una creatura incivile e aggressiva.

L’opera, scritta nel 1925, venne censurata e bloccata dalle autorità sovietiche, rimanendo inedito in Unione Sovietica per oltre 60 anni. Fu pubblicato ufficialmente nel 1987, durante il periodo della glasnost.

E poi viene il finale, che come sempre non svelerò.

Buona lettura!

Recensione di: Maria Antonietta Mula

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Guiso Aldo administrator