IL MAESTRO E MARGHERITA di Michail Bulgakov è da tutti ritenuto uno dei capolavori del Novecento. È un romanzo ricco di realtà e strabordante di fantasia e, come tutti i grandi romanzi, ci presenta un mondo che non potremo mai nemmeno immaginare; e nel raccontare un mondo difficile e devastato, narra al tempo stesso una straordinaria storia d’amore.
Il romanzo si sviluppa intrecciando tre filoni narrativi:
- la Mosca sovietica, tra satira e realtà;
- l’amore tra il Maestro e Margherita;
- la vicenda di Ponzio Pilato, ambientato a Gerusalemme; una “storia nella storia” in cui vengono esplorati il dialogo del procuratore romano con Jehoshua Ha-Nozri, alias Gesù di Nazaret, la debolezza di Pilato di fronte al Sinedrio e il suo tormento dopo l’uccisione di Gesù.
Le vicende narrate si svolgono a Mosca negli anni Trenta, gli anni terribili della dittatura stalinista. Agli Stagni del Patriarca, il poeta Ivan Nikolaevic e il critico letterario Michail Berlioz discutono se Gesù sia realmente esistito o se sia soltanto un personaggio letterario. A un certo punto arriva un bizzarro personaggio, che si fa chiamare Woland, seguito da una compagnia ancora più bizzarra: il gigantesco gatto Behemot, il diavoletto Azazello e l’eccentrico Korov’ev.
Woland si inserisce nella discussione affermando di aver conosciuto personalmente Gesù e predice la morte di Berlioz. Quest’ultimo si allontana con l’intenzione di denunciarlo, ma muore decapitato in modo grottesco e profetico da un tram proprio come lo strano personaggio aveva predetto. Ivan, testimone degli accadimenti, cerca di denunciare tutto, ma viene preso per pazzo e rinchiuso in un manicomio. Ed è proprio lì che Ivan incontra il Maestro.
Il Maestro racconta a Ivan che, dopo aver ricevuto un’eredità, ha potuto smettere di lavorare e dedicarsi completamente alla scrittura di un romanzo che ha come protagonisti Gesù di Nazaret e Ponzio Pilato, dal loro incontro fino al processo. Gli racconta anche del suo folle amore per Margherita, una donna bellissima ma sposata con un uomo ricco e influente, che però non ama. Margherita e il Maestro vivono una storia d’amore intensa e straordinaria, ma lui, deluso dal rifiuto del suo romanzo su Ponzio Pilato da parte della critica letteraria moscovita e travolto dall’ostilità, cade nella disperazione, brucia il manoscritto e finisce in un manicomio, perdendo i contatti con Margherita.
Intanto, a Mosca, la combriccola guidata da Woland sta mettendo in subbuglio la città, seminando caos, svelando ipocrisie e punendo i corrotti. Ed è qui che si comprende perché il romanzo abbia dato così fastidio alla dittatura: fu ritenuto pericoloso perché nelle sue pagine non è descritta una società perfetta, come voleva l’immaginario stalinista. Non esalta la bellezza del sistema né il benessere dei lavoratori; al contrario, rappresenta una borghesia fatta di funzionari, burocrazie e cricche letterarie profondamente compromesse, che vengono sistematicamente ridicolizzate dalla banda di Woland.
Nel romanzo il diavolo non rappresenta l’incarnazione assoluta del male né il tentatore tipico della dottrina cristiana. Al contrario, egli non crea il male, ma lo rivela, lo giudica e, in un certo senso, lo corregge. Il personaggio di Woland è racchiuso nella celebre frase «Io sono una parte di quella forza che eternamente vuole il male ed eternamente opera il bene», pronunciata da Mefistofele nel Faust di Goethe. Tale affermazione esprime l’ambiguità intrinseca del male: una forza che tende alla distruzione e alla perdizione, ma che finisce paradossalmente per contribuire alla realizzazione del bene.
Woland decide di mettere in scena un grande spettacolo in un teatro di varietà della città. È a questo punto che entra in scena la bellissima Margherita. Lei, dopo aver perso il suo amato, lo cerca disperatamente. Una mattina fa un sogno che le predice che rincontrerà il Maestro. Poco dopo, lo strano Azazello le si avvicina e le propone un patto: l’aiuterà a ritrovare il Maestro se lei parteciperà alla grande festa voluta da Woland. Prima, però, dovrà cospargersi il corpo con un unguento. Margherita, pur di ritrovare il suo amore, è disposta a tutto.
Dopo essersi cosparsa dell’unguento, lei, già bellissima, diventa ancora più giovane e affascinante. Si trasforma in una strega e, a cavallo di una scopa, vola sopra il cielo di Mosca. È questa una delle scene più belle, struggenti, divertenti e commoventi del romanzo, così come è indimenticabile l’episodio in cui, armata di martello, devasta il lussuoso appartamento del critico più feroce che aveva ostacolato il Maestro.
Quando Margherita arriva alla festa, una serie di personaggi cerca di tentarla, ma lei resiste. Woland riconosce la sua purezza e decide di premiarla. Da qui si susseguono altre scene memorabili: l’episodio di Frida, l’incontro con il Maestro, il momento in cui Woland restituisce al Maestro il manoscritto, pronunciando la celebre frase: «I manoscritti non bruciano». Un’affermazione di straordinaria potenza simbolica, che racchiude un monito profondo: la Verità e la Bellezza custodite nell’Arte sono spesso capaci di sopravvivere anche ai regimi più oppressivi, sfuggendo alla censura, alla distruzione e all’oblio. E poi ci sono le pagine che narrano della profonda sofferenza, del pentimento e dell’anelito di redenzione del “quinto procuratore della Giudea”, il cavaliere Ponzio Pilato, colpevole di aver condannato un uomo giusto. Il tutto si intreccia con l’assurda e sanguinaria realtà della Mosca sovietica, dove i giusti vengono emarginati e finiscono a marcire nei manicomi.
Infine c’è il finale, che qui non svelerò, in cui i tre filoni narrativi si intrecciano in un’unica, grandiosa conclusione.

Info sull'autore