Due brevi volumi a firma di Omar Onnis e Manuelle Mureddu, sono entrati a far parte della Biblio-Lute, gradito dono di Omar.
I due libri propongono un percorso nella storia della Sardegna attraverso il volto dei suoi protagonisti, mettendo a confronto figure diverse per ruolo, fama e giudizio storico.
Il primo volume, “Malos”, si concentra su quaranta personaggi storici che, per le loro azioni o per il segno lasciato nelle vicende dell’isola, sono stati percepiti come negativi, restituendo al lettore il lato più controverso e talvolta oscuro della nostra storia.
Tra i quaranta proposti ne prendo uno a caso: Marcus Tullius Cicero, meglio conosciuto come Cicerone, grande oratore romano, famoso per la sua invettiva in Senato contro Catilina, che scrive dei Sardi:
«I Sardi, che discendono dai Punici grazie a un incrocio di sangue africano, non sono stati condotti in Sardegna come normali coloni ivi stanziati, ma come il rifiuto di coloni di cui ci si sbarazza».
Quando ero studentessa liceale traducevo con passione le orazioni di Cicerone e l’avevo sempre considerato una voce autorevole, quasi un modello di rigore civile. Poi si cresce, si legge di più e… si scopre che anche i grandi oratori, quando parlano per interesse o per polemica, possono scivolare in giudizi sommari e ingenerosi. Del resto Cicerone era un avvocato e gli avvocati, si sa, difendono una causa. Non me ne vogliano i giuristi: ma dopo aver letto certe sue affermazioni sui Sardi e sulla Sardegna, tanto perentorie quanto infondate, diventa difficile assolverlo del tutto e pertanto è comprensibile trovarlo inserito tra i “Malos”.
Il volume “Illustres”, invece, presenta una ricca galleria di figure note e meno note: personalità che hanno lasciato un’impronta nella storia della Sardegna e che, per il loro operato, possono talvolta essere elevate al rango di eroi ed eroine. In copertina compaiono due tra le figure più rappresentative: Eleonora d’Arborea e Giovanni Maria Angioy. Prendo anche in questo libro un personaggio a caso: Sardigna de Lacon.

Tutti abbiamo sentito parlare della chiesa di San Pietro di Tzuri come di una delle più singolari architetture della Sardegna. Costruita alla fine del XIII secolo, la chiesa fu, secoli dopo, tra il 1923 e il 1925, completamente smontata e ricostruita 150 metri più a monte per far posto al bacino artificiale del Tirso, il nascente lago Omodeo creato dalla diga appena costruita. Fu un’operazione unica nel suo genere che salvò la chiesa dalla sommersione.
Sulla facciata della chiesa di Tzuri si legge questa epigrafe:
«Nell’anno del Signore 1291 fu costruita questa chiesa e consacrata in onore del Beato Pietro apostolo di Roma, al tempo del giudice Mariano di Arborea e di frate Giovanni, vescovo di Santa Giusta; nello stesso periodo era operaia la badessa donna Sardigna de Lacon; la costruì il maestro Anselmo di Como».
Sardigna, oltre a portare un bellissimo nome, era una nobildonna imparentata con la famiglia regnante in Arborea e svolse il ruolo di “operaia” del cantiere, ossia colei che raccolse i fondi necessari al compimento dell’opera architettonica e ne gestì le spese.
Come si legge nel libro:
«Una donna potente che poteva vantare non solo nobili natali ma evidentemente anche doti non comuni di intelligenza e capacità manageriali, tanto che i committenti dell’opera architettonica le affidarono la sua amministrazione».
Ci sono molti altri personaggi di cui non rivelerò i nomi, per non togliere al lettore il piacere della lettura e/o della scoperta.
Nel loro insieme, i due libri offrono una lettura complementare e stimolante: attraverso luci e ombre, meriti e responsabilità emerge un affresco umano e storico che invita a riflettere sulla pluralità dei giudizi e sulla complessità della memoria storica.
Maria Antonietta Mula

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